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  La Psicologia del cane  
     
 

 

INTRODUZIONE
Il rapporto di amicizia tra padrone e cane, come tutte le relazioni intime lasciano ampio margine all'incomprensione e agli attriti specialmente quando il desiderio di diventare padrone viene fatto irrazionalmente o comunque senza le opportune conoscenze dei loro comportamenti.
Risulta quindi vantaggioso seguire un percorso di conoscenze onde evitare che come spesso accade, si finisca per considerare l'animale come un essere umano al pari degli altri membri della famiglia.
Questo modo di relazionarsi crea quasi sempre disturbi comportamentali nel cane.
Il cane non è in grado di obbedire alle regole, nel senso che noi attribuiamo al termine.
Può magari fermarsi con il padrone, tutte le volte che questi si ferma al semaforo, prima di attraversare la strada, perché ne ha acquisito l'abitudine, non perché è pericoloso attraversare.
Infatti se verrà provocato fortemente da uno stimolo al di là della strada sicuramente attraverserà.
Il cane non ha la comprensione delle regole perché il suo processo di apprendimento avviene secondo modalità diverse dalle nostre.
Il processo di apprendimento passa gradualmente dallo "SBAGLIARE" la maggior parte delle volte, ad un numero via via minore di ERRORI fino ad agire bene la maggior parte delle volte.
Questo concetto è particolarmente importante sia per l'addestramento dei cani sia per la prevenzione dei problemi di comportamento.
È opportuno quindi tener presente che, circostanze eccezionali, possono indurre il cane a trascurare la regola.

PSICOLOGIA EVOLUTIVA

In rapporti ad altri aspetti nel comportamento canino, possediamo conoscenze piuttosto approfondite sul processo evolutivo e sull'effetto delle prime esperienze sul comportamento successivo.
Duole tuttavia osservare che le informazioni disponibili non vengono purtroppo applicate laddove si renderebbero maggiormente utili.
Si continuano ad acquistare cani presso negozi specializzati e presso gli allevamenti e molti allevatori continuano ad allevare cuccioli nei canili.


Le prime tre settimane di vita.
I bisogni del cucciolo durante le prime tre settimane di vita sono fisici ed elementari: cibo, calore riposo e stimolazione riflessa della minzione e della defecazione.
Per poter soddisfare queste esigenze, il cucciolo possiede un semplice repertorio di azioni riflesse, che trovano riscontro nel repertorio istintivo della madre (esempio: leccare i piccoli, giacere sul fianco e rispondere ai richiami dei cuccioli).

UNA DELLE MAGGIORI PREOCCUPAZIONI DELL'ALLEVATORE DEVE QUINDI ESSERE QUELLA DI TUTELARE AL MASSIMO L'UNITA FUNZIONALE DELLA COPPIA MADRE-CUCCIOLO.
Qualunque fattore possa disturbare la femmina o interferire con il suo normale comportamento istintivo può avere effetti nocivi sui cuccioli.
Durante la prima fase del travaglio, molte volte la femmina indica il tipo di luogo che ritiene maggiormente idoneo a fungere da nido per i suoi piccoli.
Nella maggior parte dei casi si tratta di un luogo poco adatto dal punto di vista del padrone: magari sotto il ripostiglio degli attrezzi o nell'armadio della biancheria.
Se ne possono tuttavia riprodurre alcune caratteristiche in un luogo più adatto e costruito appositamente per lo scopo.
La femmina sta meglio in uno spazio piccolo e riparato che sia caldo, oscuro e appartato.
Per quanto possibile, la femmina non va disturbata e il padrone deve resistere alla tentazione di mostrare i cuccioli agli ospiti, rispettando il più possibile gli eventuali comportamenti aggressivi materni nei confronti di persone che entrino nella stanza.
I cuccioli in età neonatale sono efficacemente protetti dagli effetti psicologici dell'ambiente, non avendo ancora sviluppato il senso della vista e dell'udito.


La fase della socializzazione
Durante la terza settimana di vita, la situazione cambia drasticamente.
Dal momento in cui sono in grado di sentire e di vedere, in cui cominciano ad esplorare e a stabilire interazioni fra di loro, fino all'età di dodici - quattordici settimane, l'ambiente fisico e sociale può avere profondi effetti sulla personalità futura dei cuccioli.
Questa fase che va dalle tre alle dodici settimane di vita prende il nome di fase della socializzazione.
In essa hanno luogo i seguenti processi:
Interazione con gli altri cuccioli.
Durante questo periodo, i cuccioli dedicano parecchio tempo al gioco, mettendo in pratica il repertorio istintivo delle risposte sociali.
Gran parte del gioco consiste nell'esprimere dominio o sottomissione e nel ricercare i modi più efficaci per acquisire il dominio o evitare la sottomissione.
Un'attenta osservazione del gioco in questa fase consente di fare utili previsioni sulla personalità futura del cucciolo.
Le esperienze di socializzazione con gli altri cuccioli durante questa fase ha con ogni probabilità i seguenti effetti permanenti .
Se il cucciolo viene privato dell'interazione con gli altri cuccioli, se cioè viene ad esempio tolto dalla nidiata alla sesta settimana di vita, può avere, in età adulta, un comportamento anomalo nei confronti degli altri cani.
Può sviluppare un eccessivo timore nei confronti di altri cani o, peggio ancora, può rimanere facilmente ferito nelle lotte perché non ha imparato la modalità con cui esprimere sottomissione.
Se il cucciolo è molto più grosso o molto più piccolo degli altri cuccioli della nidiata può trovarsi in posizione di netta dominanza o netta sottomissione.
E' probabile che tale esperienza influenzi la sua tendenza ad assumere ruoli dominanti o sottomessi nei confronti di altri cani o persone nella vita adulta.

L'interazione con la madre.
Sebbene il tempo che i cuccioli trascorrono con la madre tenda progressivamente a diminuire durante la fase di socializzazione, è probabile che sia la qualità sia la durata dell'interazione abbiano effetti sul loro comportamento successivo. Si è dimostrato che in diversi test sull'emotività, i cuccioli tendano a ottenere punteggi più simili a quelli della madre che non a quelli del padre; da ciò si può desumere che le femmine nervose tendano a trasmettere il proprio nervosismo ai cuccioli sia per via genetica che comportamentale.
E' stato inoltre dimostrato nel caso di alcuni mammiferi (es. scimmie) che le giovani femmine separate dalla madre in età troppo precoce tendono, in età adulta, ad avere un comportamento carente.
Se in cucciolo che lascia la madre alla consueta età di otto settimane esibisce di solito un comportamento materno adeguato, è possibile che i cuccioli che trascorrono con la madre un periodo più protratto abbiano poi un comportamento materno più completo. Ciò può dar ragione del fenomeno osservato talvolta presso le femmine che vivono nei canili, che è più probabile siano state allevate dalla madre e che ci vivono insieme; esse tendono a esibire un comportamento materno migliore di quello osservabile nelle femmine isolate in appartamento.

L'interazione con gli esseri umani.
Per temere la presenza di un essere umano al pari di un animale selvatico, il cucciolo del cane deve rimanere assolutamente privo di contatto con gli esseri umani fino alla quattordicesima settimana di vita. Alcuni autori hanno rilevato che i cuccioli allevati in ambienti domestici mostrano in genere maggiore fiducia verso gli esseri umani rispetto ai cuccioli allevati nei canili, che hanno contatti ripetuti ma limitati con l'uomo.
I cani che si mostrano timorosi nei confronti delle persone o di alcune persone in particolare, hanno probabilmente trascorso almeno la prima parte della fase di socializzazione in un canile o in un fabbricato esterno alla casa, visitati solo a intervalli da esseri umani per la cure fisiche.
E' dunque consigliabile che i cuccioli entrino il più possibile a far parte di un ambiente domestico dalla terza settimana di vita, interagendo con diversi tipi di persone, uomini, donno, bambini.

Interazione con l'ambiente.
E' comprovato che i cuccioli allevati in ambienti estremamente impoveriti possono esibire una vasta gamma di menomazioni, come disturbi di apprendimento, iperattività e pause eccessive.
I cani che hanno paura di oggetti come aspirapolveri o automobili, hanno probabilmente avuto esperienze limitate di tali fenomeni durante la fase di socializzazione.
E' dunque consigliabile esporre i cuccioli a quante più esperienze quotidiane sia possibile.
Infatti è dimostrato che la tendenza del cucciolo ad avvicinare persone e oggetti nuovi è più intensa intorno alla quinta settimana di vita e poi declina.
Il cucciolo, a questa età, mostra pochi timori nei confronti delle persone o degli oggetti nuovi, ma i suoi timori dal quel momento tendono ad aumentare. Se possibile, quindi, il cucciolo va introdotto a esperienze nuove all'inizio della fase di socializzazione.


Lo sviluppo dopo le prime 14 settimane.

Dopo i primi tre mesi , la personalità del cucciolo subisce un costante processo di maturazione, analogo a quello della fase precedente ma più lento. La sua attività diviene sempre meno casuale, esso si fa via via meno eccitabile e meno indiscriminatamente ben disposto verso il m0ndo esterno; diviene progressivamente più cauto e acquisisce la capacità di inibire o differire le azioni.

AUMENTO DELLA DOMINANZA

Nel periodo puberale si manifesta il comportamento legato alla sessualità ed è probabile che il maschio tenti di imporre il proprio dominio. Ulteriori cambiamenti della personalità si osservano spesso intorno ai due anni e sono legati in genere ad una maggiore sensazione di dominio dovuta probabilmente ad alterazioni ormonali.
E' questa l'età in cui i lupi raggiungono la piena maturità sessuale. E' un fenomeno del quale è bene sia consapevole chi possiede cani maschi inclini al dominio, perché in questo periodo occorre mantenere ben saldo il potere sul cane onde evitare un rovesciamento delle posizioni gerarchiche.



ADDESTRAMENTO PRECOCE

I padroni sono spesso incerti circa la scelta del momento migliore per iniziare ad "addestrare" il cane, sentendosi dire da una parte che è meglio iniziare verso i sei mesi e dall'altra che è preferibile non cominciare troppo presto. Il momento migliore dipende in effetti dalla risposta che si vuol fare apprendere. Sin dall'inizio della fase di socializzazione, il cucciolo è in grado di apprendere sia per condizionamento classico sia per apprendimento strumentale, a condizione che la risposte non siano troppo complesse e che gli insegnino ad agire in senso positivo o ad abituarsi a qualcosa piuttosto che ad esercitare una forma di autocontrollo.
Al cucciolo si può ad esempio insegnare a sedersi al comando, ma è difficile che rimanga in quella posizione. Lo si può anche abituare a camminare al guinzaglio e insegnargli ad andare dal padrone quando questi lo chiama. Per quanto riguarda le abitudini igieniche, il cucciolo inizia all'età di tre settimane ad allontanarsi istintivamente dalla cuccia per urinare o defecare; impedendogli di farlo in questo periodo si potrebbero avere maggiori difficoltà in periodo successivi. Intorno alle otto settimane il cucciolo comincia a urinare e defecare in luoghi più prevedibili, che individua rilevando con l'olfatto le tracce lasciate precedentemente. E' a questo punto che si può iniziare seriamente ad addestrarlo alla pulizia. Il padrone deve fare in modo che il cane lasci le tracce olfattive nei luoghi appropriati accompagnandovelo nei momenti in cui è probabile che abbia dei bisogni urgenti: dopo il sonno, dopo i pasti, una volta ogni ora durante la veglia e ogni qualvolta lo vede andare alla ricerca di tracce olfattive.



IL COMPORTAMENTO SOCIALE

La predilezione di cui gode il cane fra gli animali da affezione è in parte dovuta alla sua natura sociale. Il cane è un animale da branco che possiede l'innata potenzialità di riconoscere e attuare un intero repertorio di risposte sociali .E' importante ricordare che il comportamento sociale del cane è in notevole misura innato e quindi non programmabile in fasi successive della vita. Ciò che si può programmare e fare apprendere successivamente sono piuttosto i seguenti elementi:
a) le specie verso le quali il cane indirizza il proprio comportamento sociale; i cani che entrano in contatto con esseri umani nel corso delle prime dodici settimane di vita li considerano membri della propria specie(cioè potenziali oggetti sociali);
b) la parte del repertorio sociale che il cane mette in atto; tutti i cani possiedono la capacità potenziale di assumere comportamenti dominanti o di sottomissione, ma molti tendono a metterne in atto principalmente un solo tipo.
La "visione dei rapporti sociali" innata del cane è per un verso simile a quella umana, tanto da rendere possibile uno scambio comunicativo e l'instaurarsi di rapporti tra le due specie, ma d'altra parte diversa tanto da lasciar spazio a incomprensioni. La natura sociale del cane può quindi essere estremamente piacevole ma anche dare origini a problemi.



L'INTERAZIONE SOCIALE PRESSO I LUPI

Il modo più semplice per comprendere l'etologia generale del cane e in particolare il suo comportamento sociale è di studiare il comportamento del lupo. Per un duplice motivo. Innanzitutto, il cane vive il più delle volte in un ambiente sociale ove l'uomo riveste ruoli importanti. Individuare il senso delle loro interazioni presenterebbe le stesse difficoltà che si hanno nel comprendere una commedia in cui alcuni attori non conoscono bene la parte. In secondo luogo, attraverso il processo di addomesticamento, alcuni elementi del comportamento canino si sono modificati al punto che si fatica a valutarne il significato o la funzione rispetto all'intero repertorio comportamentale. La femmina di lupo, ad esempio , facilita lo svezzamento dei cuccioli rigurgitando per loro il cibo masticato. La stessa azione è riscontrabile in alcune femmine di cane, che le attuano però in modo disorganizzato, vomitando magari in assenza dei cuccioli o mangiando loro stessi il cibo già rigurgitato, tanto che il loro comportamento appare privo di senso. A ciò si aggiunga che in alcune razze risulta difficile interpretare alcuni aspetti del comportamento per il fenomeno della neotenia, quel fenomeno per cui , in seguito alla selezione artificiale, alcune razze tendono a conservare da adulte un comportamento che è più tipico del lupo non ancora maturo. Ne è un esempio la tendenza a mostrare simpatia nei confronti degli estranei.
Lo studio del lupo allo stato completamente selvatico è reso arduo dalla sua timidezza di carattere e dalle sue abitudini nomadiche.
Da tutti gli studi eseguiti risulta purtroppo evidente che, nonostante i lunghi anni di paziente osservazione, non si è ancora riusciti a comprendere interamente il sistema sociale del lupo.

La gerarchia di dominanza
Il branco è una sorta di famiglia allargata composta da membri di entrambi i sessi, dalla quale il lupo si distacca solo per formarne una nuova. I componenti del branco si spostano, vanno a caccia e si nutrono sempre insieme, si accoppiano all'interno del branco e sempre all'interno di questo le coppie collaborano ad allevare i piccoli. Il comportamento sociale del lupo pare appunto teso a rinforzare la coesione del gruppo. Alcune azioni in particolare sembrano avere la sola funzione di promuovere la solidarietà del gruppo e assicurare che i singoli membri possano riconoscersi facilmente l'un l'altro. Sono atti quali l'abitudine di urinare a turno nel medesimo luogo, di raccogliersi regolarmente insieme per ululare e di scambiarsi più volte al giorno reciproche moine, sfregandosi muso contro muso e annusandosi reciprocamente le regioni ano-genitali.
Il branco è sempre organizzato secondo una precisa gerarchia che si rivela di estrema importanza in quanto determina molti aspetti della vita dei singoli individui. Vi è una diversa gerarchia per i due sessi. In ciascuna di esse gli individui più maturi, più forti e più corpulenti oppure dotati di forte personalità, rappresentano i tipi ALFA che, nel gruppo degli adulti, dominano l'intero branco. Gerarchicamente subordinati a questi stanno i cosiddetti individui BETA, e così via, sino ai cuccioli e agli individui sessualmente immaturi che costituiscono un gruppo relativamente indifferenziato in termini di dominanza posto alla base della scala gerarchica.
Pertanto con il padrone , inteso come membro del branco, il cane ha un rapporto di dominanza/subordinazione. Se il padrone, in questo caso, non rende volontariamente palese la propria posizione gerarchica, il cane interpreta a modo suo i messaggi involontari del padrone e ne trae conclusioni proprie.

Il territorio
I lupi si spostano per la gran parte dell'anno entro un'area piuttosto estesa, magari di una trentina di chilometri quadrati. In genere il territorio è occupato da un solo branco che lo delimita, soprattutto lungo i confini con tracce di urina e feci. La demarcazione del territorio si fa più intensa quando il branco rileva le prove dell'intrusione di un branco estraneo. Nei mesi in cui vi sono i piccoli da accudire, il branco tende a spostarsi poco. La madre si stabilisce con i piccoli in una zona più limitata, comprendente diverse tane, mentre il resto del branco si allontana alla ricerca del cibo.
Questa "area domestica" viene difesa con maggiore impegno che non il resto del territorio.
Nel caso del cane "l'area domestica" è costituita spesso dalla casa, dal giardino e dall'auto. Il grado di interesse che esso mostra nella difesa territoriale di quest'area è probabilmente legato al modo in cui esso recepisce il proprio stato di dominanza. Se la tendenza alla difesa territoriale diviene eccessiva e problematica, conviene forse variare il suo stato di dominanza all'interno della famiglia. Anche la tendenza a deporre frequenti tracce di urina può essere messo in relazione allo stato di dominanza.

La caccia e l'alimentazione
L'affiatamento e l'organizzazione del gruppo durante la caccia aiutano nella cattura di prede di grosse dimensioni. L'efficienza del gruppo è accresciuta dal fatto che i singoli membri tendono a seguire il leader. Risulta particolarmente evidente, in questo caso, che la gerarchia è finalizzata alla sopravvivenza. I primi a cibarsi della preda sono gli individui di rango superiore.
Anche nel cane l'accesso al cibo è un elemento importante per comprendere il grado di dominanza all'interno della famiglia. Un metodo per ridurre la dominanza o impedire che si sviluppi consiste nel fare in modo che il cane non si renda mai conto di ricevere cibo dal padrone semplicemente per averlo preteso; gli si richieda di essere remissivo e obbediente per poter ottenere del cibo.

Il gioco
Nonostante il gioco sia, in molte specie, prerogativa degli individui giovani, i lupi adulti si intrattengono spesso a giocare in coppia.
Durante il gioco, sia i lupi che i cani si scambiano frequentemente il ruolo, per esempio l'aggressore diventa vittima .
Durante il gioco, lupi e cani esibiscono isolatamente parti di sequenze tipiche di un dato comportamento contrapponendole con sequenze di altri comportamenti; per esempio quando giocano esibiscono comportamento sessuale, aggressivo e predatorio, tutto nello spazio di pochi minuti.
Alcune posture tipiche del gioco come quella dell'invito al gioco risulta facilmente individuabile da una certa leggerezza ed elasticità dell'azione.
Negli individui giovani, il gioco ha anche lo scopo di esercitare l'animale in quei comportamenti che dovrà necessariamente assumere da adulto. Infatti, a volte ,esso può essere un mezzo per mettere alla prova un futuro avversario, per deviare una aggressione e migliorare la propria posizione.
E' importante che chi possiede un cane si renda conto di queste implicazioni, perché talvolta ci si lascia rassicurare dalla natura apparentemente divertita dell'aggressività espressa nel gioco.
I giochi aggressivi diretti verso altri cani o esseri umani sono spesso segnali anticipatori dell'aggressività vera e propria. Bisogna sempre evitare di lottare per gioco con cani inclini alla dominanza.

Instaurazione della dominanza
I lupi esprimono e stabiliscono i reciprochi rapporti di dominanza o subordinazione attraverso il linguaggio corporeo. Un tempo si pensava che il linguaggio del corpo venisse usato come alternativa all'aggressione, ma osservazioni recenti, hanno messo in luce che, al di là del linguaggio corporeo, nel branco si verificano talvolta lotte serie con esiti fatali. Il fenomeno presenta aspetti paralleli nel cane.
Se due o più cani vivono e si aggrediscono abitualmente, è sbagliato pensare che diano fine alle lotte spontaneamente, senza gravi conseguente. Infatti presso i lupi, i conflitti di dominanza si riscontrano fra i ranghi più elevati dove maggiore è la competitività. Se più cani di uno stesso padrone lottano seriamente, probabilmente ritengono entrambi di avere una posizione piuttosto dominante all'interno della casa, la situazione può migliorare se il padrone assume un atteggiamento dominante su tutti.

L'espressione della dominanza
Come si è visto, la dominanza può essere stabilita talvolta attraverso l'aggressività fisica, ma è importante che il padrone conosca il linguaggio corporeo con il quale essa viene di norma espressa per poter efficacemente comunicare con il cane sulle reciproche posizioni.
Innanzitutto deve sapere in quale modo il cane percepisce il proprio rango nei suoi confronti.



- Sottomissione - di solito l'animale esprime la sottomissione nei seguenti modi:
1.Dirige lo sguardo altrove.
2.Sottomissione attiva; il cane si acquatta, con le orecchie all'indietro e la coda abbassata.
3.Sottomissione passiva; il cane rotola a terra su un fianco, con una zampa sospesa in aria, ed espone la regione inguinale in una postura tipica.

-Dominanza - può essere espressa dai seguenti atti.
1.Il cane guarda il padrone negli occhi.
2.Sta eretto con le orecchie tese in avanti, la coda eretta, talvolta rizza il pelo sul collo e protende le labbra in una espressione tipica; potrebbe ringhiare o cercare di mordere.
3.Può esprimere dominio se il padrone gli consente di poggiargli le zampe addosso o comunque ogni situazione in cui si riducono le differenze di altezza. Una di queste situazioni è ad esempio quando il padrone consente al cane di dormire sul letto.
Oltre a trasmettere segni attraverso il corpo, il cane dominante tende ad assumere comportamenti caratteristici:
si lascia allontanare con sempre maggior difficoltà dal luogo di riposo, ed è sempre restio ad abbandonare la poltrona sulla quale si vuol sedere il padrone;
si rifiuta di lasciare gli oggetti che tiene in bocca e si mostra possessivo nei confronti del cibo;
è lento ad obbedire ai comandi;
non sempre segue il padrone gironzolandogli attorno per ottenere attenzioni, è il cane stesso che indica al padrone quando è il momento del pasto o della passeggiata o quando vuole uscire in giardino. Pur non esibendo un comportamento aggressivo, esso si considera probabilmente dominante e vi è dunque il rischio che in futuro diventi anche aggressivo.
Talvolta è difficile comprendere segnali contraddittori; per esempio ringhia ma tiene le orecchie all'indietro. in questi casi il cane vive una sorta di conflitto che potrebbe sfociare in azioni imprevedibili.
Come è facile dedurre, maggiori sono le nostre conoscenze, più facilmente possiamo farci comprendere.
La sensazione di dominanza da parte del cane varia in base al luogo. Sul proprio territorio, il cane si percepisce più dominante che non fuori. Pare che in tale sensazione ci sia una componente acquisita che porta il cane a ripetere con maggiore probabilità un comportamento aggressivo in presenza di stimoli cui ha già in precedenza abbia reagito con successo assumendo un comportamento aggressivo.
Assumere un comportamento dominante sul cane è una capacità acquisita. La dominanza fa parte del repertorio comportamentale istintivo del cane, ma non di quello umano. La capacità di dominare un cane può venire spontanea in chi è cresciuto con i cani e l'abbia appresa in età precoce, ma chi non ha avuto esperienze precoci ha spesso bisogno di imparare ad essere dominante. Per alcune persone risulta più difficile dominare il cane per via di alcune caratteristiche fisiche: Altezza, timbro di voce, sesso e caratteristiche caratteriali.
Spesso è più facile dominare il cane se non si ha con esso un rapporto intimo. Infatti il cane impiega un certo tempo ad attribuire un ruolo alle persone che non conosce e talvolta si sottomette temporaneamente al loro dominio perché si sente incerto.



TEORIA DELL'APPRENDIMENTO

La teoria dell'apprendimento non rende pienamente giustizia alle capacità cognitive del cane, ma rimane lo strumento più efficace attualmente disponibile che consente di prevedere e modificare il comportamento canino. Analizziamo in modo più approfondito la “teoria dell'apprendimento” che, nella sua essenza, è costituita da più teorie molto affini tra loro ed elaborate da ricercatori diversi. Oggi tutti questi elementi comuni alle diverse teorie vengono riconosciuti validi da psicologi e addestratori.
L'acquisizione nel comportamento degli animali avviene secondo due diverse modalità: per apprendimento strumentale oppure per condizionamento classico.
L'apprendimento strumentale è quello che si verifica quando un animale impara a strutturare una risposta volontaria allo scopo di ottenerne una qualche ricompensa (e il caso, per esempio dei ratti che imparano a premere una leva per ottenere del cibo), oppure per evitare una punizione (è il caso del porcellino d'india che, per evitare una scossa elettrica, impara a saltare una barriera per riparare in un'altra zona della gabbia).
Con il condizionamento classico, invece, l'animale impara ad attuare una azione riflessa o involontaria come reazione ad uno stimolo neutro dopo che questo sia stato più volte fornito in associazione con uno stimolo naturalmente idoneo a suscitare quel tipo di risposta. L'esempio più noto in questo tipo di condizionamento è quello dei cani di Pavlov che avevano appreso a salivare al suono di un campanello dopo che questo era stato fatto suonare per un certo numero di volte nel momento in cui veniva loro offerto del cibo.

L'apprendimento strumentale
Il principio fondamentale dell'apprendimento strumentale consiste nel fatto che se una certa azione (la risposta) eseguita in determinate circostanze (lo stimolo), viene seguita da una ricompensa (il rinforzo), aumentano le probabilità che essa si verifichi ancora al ripetersi delle medesime circostanze.
Il principio, nella sua semplicità, non rappresenta nulla di nuovo o di sorprendente. Esso sta infatti alla base delle normali metodologie di addestramento dei cani, in quei casi in cui ad esempio si richieda al cane di sedersi (stimolo) e, quando si siede (risposta), gli si offre un premio (rinforzo). Di maggiore interesse sono le successive elaborazioni e i perfezionamenti del principio di base.



GENERALITA'

E' rilevante sottolineare che questo principio chiama in causa esclusivamente la concorrenza di tre eventi: stimolo, risposta e rinforzo. Esso stabilisce che ogni qual volta questi tre eventi vengono a coesistere, si ha come conseguenza una alterazione nel successivo comportamento dell'animale. Non è necessario che l'animale sia mentalmente disposto ad “apprendere”, nè occorre che vi sia un insegnante. Inoltre, quando le cose vengono predisposte intenzionalmente per far apprendere un determinato comportamento all'animale, il ruolo della persona che se ne occupa non consiste nel trasmettergli una regola di comportamento, ma semplicemente di fare in modo che stimolo, risposta e rinforzo concorrano in modo da indurre l'apprendimento. Va sottolineato che, il cane continua ad apprendere anche quando non vi è nessuno che voglia insegnargli qualcosa. Per il cane qualunque situazione rappresenta una potenziale situazione di apprendimento.


L'addestramento all'obbedienza
Nel caso dell'apprendimento umano, gli insegnanti sono spesso costretti ad assumere comportamenti molto ostentati per trattenere l'attenzione degli allievi, allo scopo di evidenziare l'importanza di ciò che viene insegnato. Anche un buon rapporto con il cane implica sicuramente una buona dose di dominanza ma il padrone non potrà mai insegnare qualcosa al cane semplicemente dominandolo.
un buon addestratore non è un attore dispotico, bensì un regista riservato che predispone l'apprendimento facendo entrare in scena i giusti stimoli e le giuste ricompense. Il padrone talvolta si irrita se il cane non pare apprendere ciò che vorrebbe e ripete i comandi con voce più alta e tono più aspro, come per costringere il cane ad obbedire al suo volere. Tale atteggiamento è del tutto inefficace.
Il padrone dovrebbe invece assumere un completo distacco emotivo dalla situazione e cercare di capire le cause del mancato apprendimento.

Addestramento forzato
In alcuni casi risulta piuttosto difficoltoso predisporre le cose in modo tale da indurre l'animale ad agire nella maniera voluta. E' impossibile, per esempio, ricompensare il cane perchè si sdraia a terra se questo non mostra la minima intenzione di sdraiarsi. In questi casi conviene forzare il cane ad assumere la posizione desiderata facendo in modo che stimolo, risposta e rinforzo vengano a concorrere.

Natura del rinforzo
Quali tipi di eventi hanno un effetto di rinforzo sul cane? La teoria ne dà una definizione tautologica, descrivendoli come quegli eventi che stimolano l'apprendimento. Non è tuttavia difficile stabilire in termini pratici ciò che può essere di ricompensa al cane: sono quelle cose che esso attende con evidente desiderio o che cerca di ottenere con un impegno diretto. Cibo, approvazione e carezze sono ricompense comunemente gradite e normalmente impiegate nell'addestramento. Esistono tuttavia, molte altre esperienze che fungono da ricompensa.
Durante l'addestramento conviene impiegare diversi tipi di rinforzo, in tal modo la risposta sarà più facilmente generalizzata ad altre situazioni in cui non sarà disponibile un particolare tipo di ricompensa. E' quindi giusto, in qualunque situazione, fare uso delle ricompense più efficaci, siano esse cibo, approvazione, carezze o esperienze di altro tipo. In alcune situazioni, l'approvazione presenta dei vantaggi; può essere concessa anche a distanza e viene recepita immediatamente dall'animale.
Volendo individuare le cause di problemi comportamentali che sembrano appresi più che istintivi, è spesso utile cercare di capire se il cane non tragga ricompense implicite. Per esempio, i cani che abbaiano freneticamente quando sono in auto, trovano spesso ricompensa nella possibilità di osservare cose interessanti dal finestrino o nel fatto che il viaggio continui, magari per portarli sul campo dove abitualmente gioca. Quasi sempre, la ricompensa implicita consiste invece in un rinforzo di tipo sociale da parte del padrone. Il cane che vive periodi di iperattività, in cui ricerca a tutti i costi l'attenzione del padrone abbaiando e infastidendole, ha probabilmente dei padroni che gli dedicano maggiore attenzione quando è irrequieto che non quando è tranquillo, Se pure l'attenzione viene manifestata in forma di irritazione, può avere comunque avere effetto di rinforzo. A volte l'irritazione del padrone non è abbastanza decisa da poter essere percepita come tale, pertanto il rimprovero ha effetto di punizione e di rinforzo.

Tempestività del rinforzo
La tempestività è essenziale: la ricompensa va elargita contemporaneamente alla risposta che si intende rinforzare oppure immediatamente dopo; anche un secondo di ritardo può attenuarne l'effetto. Il ritardo prolungato induce spesso a rinforzare una risposta diversa da quella che si intende incoraggiare. Prendiamo ad esempio il caso di un padrone che voglia togliere al cane l'abitudine di elemosinare cibo quando tutti sono seduti a tavola. Se prima gli ordina di andare a cuccia e poi lo richiama per ricompensarlo con del cibo, ottiene l'effetto di rinforzare l'abitudine che intendeva scoraggiare.

Intensità del rinforzo
La qualità del rinforzo deve essere commisurata al giusto livello di interesse del momento, infatti se l'intensità risulta eccessiva comprometterebbe il buon esito della risposta, in particolar modo quando la risposta prevede calma e autocontrollo da parte del cane.

Estinzione
L'estinzione è il termine tecnico con il quale si definisce il fenomeno per cui la risposta decade. Se una risposta non viene mai più rinforzata si estingue, anche se delle risposte che in precedenza sono state rinforzate soltanto in alcune occasioni si estinguono in tempi più lunghi. Non concedere mai una ricompensa ad una determinata risposta è il metodo più sicuro per eliminarla dal repertorio comportamentale del cane. Se praticabile, l'estinzione è sempre preferibile alla punizione.

Frequenza del rinforzo
Una risposta viene appresa in modo molto più rapido se viene rinforzata ogni volta che si produce. Quest'ultime tendono tuttavia ad estinguersi se la ricompensa non arriva; quindi la frequenza del rinforzo va diminuita gradualmente se si intende mantenere una data risposta.

Generalizzazione dello stimolo
E' il fenomeno per cui una risposta appresa quale reazione ad un particolare stimolo viene esibita anche in presenza di stimoli simili. Un cane che abbia sviluppato una reazione di paura al rumore dello sparo, può trasalire anche per qualsiasi altro rumore forte. Questo fenomeno entra in causa nello sviluppo di problemi comportamentali, ma può rivelarsi utile anche per la loro cura se sostituiamo alla reazione di paura un esercizio.

Il modellamento del comportamento
Si definisce con questo termine il metodo mediante il quale si induce l'apprendimento di risposte complesse ancora assenti dal repertorio comportamentale, rinforzandone via via le progressive approssimazioni.
E' il metodo utilizzato per insegnare agli animali a fare cose che mai farebbero naturalmente, come aprire porte manovrando la maniglia, prendere il guinzaglio per la passeggiata, ispezionare nascondigli, ecc...

La punizione
La punizione è la tecnica di addestramento più abusata, essa è particolarmente difficile da applicare, in quanto deve rispettare il livello di sensibilità del soggetto; ciononostante è il principale metodo cui molti non esitano a ricorrere nel tentativo di arrestare comportamenti fastidiosi.
L'intervento punitivo, per avere efficacia, deve essere traumatico altrimenti la risposta indesiderata viene abbandonata solo temporaneamente. Alcune punizioni non vengono vissute come tali e possono avere l'effetto di rinforzo sociale. Un fenomeno simile è quello che si osserva nei bambini che si comportano “male” per attirare l'attenzione su di sé: per loro, la punizione è sicuramente meno piacevole delle lodi, me è da preferire alla mancanza totale di attenzione. La punizione non garantisce sempre l'abbandono di un comportamento sgradevole. Ad essa è senz'altro preferibile l'estinzione quando possibile. Lo stimolo punitivo deve mirare a: Distogliere il cane dalla risposta sgradita, impedire fisicamente di attuare la risposta, non eccedere nella punizione stessa. Una volta inflitta la punizione, di qualunque tipo essa sia, e non appena la risposta indesiderata sia stata arrestata o prevenuta, il padrone deve incoraggiare una risposta alternativa che venga premiata. Al cane occorre insegnare come comportarsi in presenza di un determinato stimolo, non semplicemente a non fare qualcosa.

 
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